Dal 22 ottobre 2026, riparare un prodotto durante la garanzia legale dà diritto a dodici mesi aggiuntivi di tutela. È una delle novità del decreto legislativo 176/2026, che recepisce in Italia la direttiva europea sul right to repair. 
Per determinate categorie di beni, inoltre, il produttore deve assicurare la riparazione anche fuori garanzia, quando possibile, gratuitamente o a un prezzo ragionevole.

La normativa interviene su un problema concreto: un prodotto guasto viene spesso sostituito perché ripararlo è difficile, costoso o richiede tempi incerti. Rendere accessibili ricambi e assistenza significa offrire al consumatore un’alternativa praticabile all’acquisto del nuovo, riducendo lo smaltimento di beni ancora utilizzabili.

Per chi vende tecnologia ai consumatori, le conseguenze riguardano informazioni al cliente, gestione degli interventi e rapporti con produttori e centri tecnici. Il diritto alla riparazione porta inoltre l’attenzione sul valore che un apparato può conservare dopo il primo utilizzo: un tema che collega la nuova disciplina al mercato del ricondizionato.

In garanzia, che cosa cambia per venditori e consumatori

Il primo ambito di intervento è la garanzia legale di conformità, della quale risponde il venditore. Il consumatore mantiene il diritto di scegliere tra riparazione e sostituzione, nei limiti previsti dal Codice del consumo, comprese l’impossibilità del rimedio o la sproporzione dei costi.

Se un prodotto viene riparato nell’ambito della garanzia legale, la copertura si allunga di dodici mesi: per un bene nuovo passa quindi, di norma, da due a tre anni. Il prolungamento si applica una sola volta, anche in caso di più riparazioni. Gli interventi a pagamento fuori garanzia non danno invece diritto a questa estensione.

Prima di procedere all’intervento di riparazione, il venditore deve informare il cliente delle opzioni disponibili e dell’eventuale prolungamento della tutela. 

Per negozi e operatori ecommerce occorre quindi aggiornare le procedure di assistenza e la registrazione delle scadenze, collegando acquisto, intervento e durata della copertura. Riparazione e sostituzione restano gratuite e devono avvenire in tempi ragionevoli, senza notevoli inconvenienti per il consumatore.

Fuori garanzia, quando deve intervenire il produttore

Il secondo ambito previsto dalla direttiva riguarda i difetti non coperti dalla garanzia legale, come smartphone, tablet, display elettronici e diversi elettrodomestici, ma anche server e prodotti di archiviazione dati. Per i beni interessati dalla normativa, il consumatore può chiedere la riparazione al fabbricante, che deve intervenire direttamente oppure attraverso un soggetto incaricato.

In questo caso, la riparazione non è necessariamente gratuita: può essere a pagamento, purché prezzo e tempi siano ragionevoli.

Se il fabbricante è stabilito fuori dall’Unione europea, l’obbligo passa al rappresentante autorizzato europeo; in sua assenza, all’importatore e, se manca anche quest’ultimo, al distributore. E questo, per chi opera nel settore tech, rappresenta senza dubbio un elemento di cui tener conto nella scelta dei fornitori.

La normativa interviene inoltre sulle condizioni del servizio. Ricambi e strumenti offerti dai produttori devono avere prezzi ragionevoli e non possono essere imposti ostacoli ingiustificati ai riparatori indipendenti. 

Dove il right to repair incontra il ricondizionato

La nuova disciplina contempla espressamente l’impiego di prodotti ricondizionati. Durante una riparazione in garanzia, il venditore può fornire gratuitamente un bene sostitutivo temporaneo, anche ricondizionato. Su esplicita richiesta del consumatore, può inoltre utilizzare un ricondizionato per adempiere all’obbligo di sostituzione.

Riparazione e ricondizionamento restano attività distinte. La prima ripristina il funzionamento di un prodotto difettoso; il secondo prepara un bene già utilizzato a una nuova fase d’impiego, attraverso controlli e interventi sulle sue condizioni. Entrambi richiedono competenze tecniche, disponibilità di componenti e verifica del risultato.

Ed entrambi si sviluppano lungo lo stesso fil rouge: la possibilità di conservare il valore della tecnologia. Un prodotto che può essere riparato, controllato e rimesso in servizio offre alternative alla dismissione e crea spazio per attività di assistenza e rivendita.

Ma quale valenza ha tutto questo per il B2B?

Non v’è dubbio che il decreto riguardi sostanzialmente i beni acquistati dai consumatori, nei tipici rapporti B2C. Le nuove tutele non si estendono automaticamente alle forniture aziendali, neppure quando la categoria di prodotto, come nel caso dei server, compare tra quelle richiamate dalla normativa. Nel B2B, garanzie e assistenza vanno valutate sulla base delle regole e degli accordi applicabili.

Resta però una domanda per il canale ICT: quanto può incidere l’attenzione alla durata dei prodotti su un mercato nel quale riparazione, manutenzione e ricondizionamento fanno già parte dell’offerta?

Per capire quale significato possa avere questa spinta anche per l’IT aziendale, ne abbiamo parlato con Antonio Serra, Sales Director di ProXima Distribution, distributore che ha fatto dell’hardware enterprise ricondizionato una componente centrale dell’offerta ai partner. “Il 50% del nostro fatturato viene da questo ambito”, racconta Serra.

Nella sua lettura, le iniziative europee contribuiscono a dare fiducia a una scelta che le imprese sono già più disposte a considerare: acquistare un apparato che ha avuto una prima vita, ma può ancora rispondere alle proprie esigenze. Il risparmio conta, ma deve accompagnarsi alla qualità del prodotto e alla possibilità di ricevere assistenza.

Il ricondizionato entra nelle scelte di acquisto

La pubblica amministrazione offre un esempio di come il ricondizionato stia entrando nelle decisioni di acquisto. Serra racconta che alcune gare chiedono di destinare una parte del valore della fornitura a prodotti rigenerati: il 20 o il 30%, a seconda del bando. In questi casi è dunque l’ente pubblico a richiedere apparecchiature che hanno già avuto un primo utilizzo e sono state preparate per essere impiegate nuovamente. Per il rivenditore, avere un’offerta di ricondizionato permette di rispondere a questa domanda.

Occorre però assicurare al cliente che cosa sta acquistando. Due server dello stesso modello possono avere processori, memoria e capacità di archiviazione differenti: il prodotto consegnato deve corrispondere alla configurazione richiesta ed essere stato controllato per verificarne il funzionamento. Il cliente deve inoltre sapere quale assistenza riceverà se la macchina si guasta.

Qui diventa decisivo il rapporto tra rivenditore e distributore. Il primo propone la soluzione e risponde al cliente; il secondo deve sostenerlo, fornendo il prodotto concordato e gestendo gli eventuali problemi secondo le condizioni di assistenza previste. “Io vendo al mio partner e sono responsabile nei confronti del mio partner. Il partner è responsabile nei confronti del cliente finale”, spiega Serra. Per chi acquista, questo significa poter contare su un referente che segua la fornitura anche dopo la consegna.

Riparare e riutilizzare: il prezzo da solo non basta

Il right to repair affronta un problema che riguarda anche il ricondizionato: perché un cliente scelga di continuare a usare un prodotto, deve poter contare su chi lo controlla, lo ripara e ne risponde. Nel B2B questa fiducia si costruisce sulla fornitura e sull’assistenza concordata.

“Il mercato c’è”, dice Serra, ma avverte che l’interesse per il ricondizionato attira anche operatori improvvisati. Gli esempi che porta sono concreti: schede costose spedite in imballaggi inadatti, server consegnati con componenti diversi da quelli ordinati. Problemi che il prezzo più basso non compensa, perché il cliente ha bisogno di una macchina capace di svolgere un lavoro preciso.

È qui che il canale può dare un contributo alla diffusione del ricondizionato: verificare la corrispondenza tra ciò che viene promesso e ciò che viene consegnato, chiarire quali controlli sono stati eseguiti e stabilire come intervenire in caso di guasto. La possibilità di riparare, promossa dalla normativa per i consumatori, trova così un riscontro concreto anche negli acquisti aziendali: sapere che un problema potrà essere gestito rende più credibile la scelta di dare una seconda vita all’hardware.

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Right to repair e ricondizionato: dalle nuove regole per i consumatori alle opportunità per il canale IT ultima modifica: 2026-10-22T09:38:23+02:00 da Miti Della Mura

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