App driven economy cos’è e perchè è partita la sfida per modernizzare il software

L’economia app-driven è ormai uno dei principali motori di business per le aziende, che tuttavia si ritrovano a fronteggiare una serie di criticità inedite nelle pipeline dello sviluppo software tradizionale. Le architetture a microservizi utilizzate dai team DevOps presuppongono che più team di lavoro possano operare in maniera indipendente su varie parti dell’applicazioni, successivamente connesse a livello funzionale attraverso apposite API.

Affinché tutto funzioni a dovere, è pertanto indispensabile che i singoli team DevOps e l’infrastruttura centrale dialoghino a dovere, attraverso competenze e strumenti opportuni, altrimenti si crea una frammentazione che genera più inefficienze rispetto a quelle che la nuova metodologia di sviluppo sarebbe chiamata a risolvere.

In altri termini, la maggior flessibilità di DevOps non equivale direttamente ad una maggior efficienza, anzi, introduce nuovi elementi di complessità che vanno affrontati e risolti, a cominciare dalla comunicazione, affinché tutti gli stakeholder parlino la stessa lingua nell’interesse comune della buona riuscita del progetto. Tale valutazione considera anche la lunghezza del ciclo di vita di un software cloud native, destinato a generare sostanziali vantaggi soprattutto nella prospettiva di medio e lungo termine, grazie alla semplicità di gestione e manutenzione che comporta grazie al disaccoppiamento dei singoli componenti funzionali.

[questa è nuova puntata della rubrica multipiattaforma #TDVMware in collaborazione con Tech Data e VMware. Un appuntamento esclusivo dedicato alle competenze, al valore e all’innovazione che oggi servono a tutti i migliori operatori dell’ecosistema ICT per portare, sul territorio, il digitale che le imprese chiedono e cercano.
Trovate qui alcune puntate precedenti
:

Per garantire la necessaria continuità operativa durante lo sviluppo delle applicazioni, si rende necessario un cambiamento di mentalità, per concentrarsi in maniera specifica sui risultati che l’azienda intende raggiungere a livello di business, ancor prima di affrontare nello specifico gli aspetti tecnici della vicenda, che in qualche modo dovrebbero risultare strumentali agli obiettivi funzionali delle applicazioni.

È quanto emerge dalla ricerca Modernize with Cloud and New Computing Architectures, realizzata nel 2021 da Forrester Research (https://www.forrester.com/report/modernize-with-cloud-and-new-computing-architectures/RES175848).

In questo contesto, il ruolo dei partner dovrebbe essere rivolto a rendere le aziende app-ready in base dall’obiettivo finale che intendono raggiungere, anziché partire dalla tecnologia da vendere, secondo l’approccio tradizionale. Si prospetta pertanto un vero e proprio ribaltamento in termini di prospettiva, per favorire la visione d’insieme a dispetto della potenziale frammentazione che potrebbe derivare dal concentrarsi esclusivamente sui singoli componenti dell’applicazione.

Sulla vicenda si è espresso in maniera molto specifica Santhosh Kumar, direttore EMEA Tanzu Alliances di VMware, nel suo approfondimento Le app al centro del business moderno: la roadmap dei partner per rendere le aziende app ready.

Attraverso il contributo di molte testimonianze dirette, il documento diffuso da VMware offre una comoda sintesi di vari aspetti relativi alla app driven economy, soprattutto per quanto concerne il rapporto tra l’IT e il management delle aziende, che ora vengono chiamate ad agire insieme, attraverso un dialogo tecnologico e culturale per molte realtà del tutto inedito.

App driven economy e modernizzazione delle app: quanti la affrontano in maniera efficiente?

La app driven economy comporta in molti casi la modernizzazione delle applicazioni storicamente utilizzate in ambiente legacy, per adattarsi alla rapidità con cui la domanda di mercato varia nell’era digitale. I nuovi modelli di fruizione delle applicazioni abilitati grazie al cloud, come il famigerato Software-as-a-Service (SaaS) aprono per le aziende una nuova era, sotto tutti i punti di vista. Sia per chi deve svilupparle e mantenerle, sia per quanto riguarda l’impiego delle applicazioni cloud native da parte dei loro utenti, che possono connettersi attraverso un semplice browser web ed accedere a tutti i dati e gli strumenti di cui necessitano per svolgere il loro lavoro. Ciò a prescindere dalla loro posizione e dal momento della giornata in cui si connettono: anytime, anywhere, come amano dire coloro che giustamente enfatizzano i vantaggi del lavoro ibrido, attraverso applicazioni moderne, semplici e comode da utilizzare.

Secondo Santhosh Kumar infatti: “Un approccio agile allo sviluppo di app, infatti, significa che le aziende possono reinventare continuamente il modo in cui si connettono e comunicano con i clienti e, di conseguenza, soddisfare le aspettative in evoluzione, sia interne che esterne. È un tema importante, anche perché non è solo una delle principali priorità dell’IT, ma anche dei responsabili di business”.

Le impressioni di Kumar trovano riscontro nei fatti. Secondo le valutazioni pubblicate dal Market Insights Report di VMware, il 91% delle aziende ha come obiettivo la migrazione e la modernizzazione delle app tradizionali. In termini previsionali, secondo le analisi svolte da VMware, entro il 2024 addirittura il 50% delle applicazioni potrebbe essere cloud native.

Tuttavia, lo stesso Kumar, mette in risalto quelli che appaiono come evidenti fattori di criticità, individuando nei partner di canale la figura ideale per sostenere le organizzazioni nel loro percorso di modernizzazione del software: “Sebbene la maggior parte delle aziende sia consapevole dell’opportunità delle app, molte non dispongono delle conoscenze e delle competenze interne necessarie per la loro modernizzazione e per la realizzazione di strategie multi-cloud in grado di soddisfare le esigenze aziendali. Per questo motivo i partner hanno un’enorme opportunità: aiutare le aziende a gestire la transizione dalle applicazioni tradizionali a quelle cloud-native e dall’infrastruttura cloud a quella multi-cloud. Chi riuscirà in entrambe le cose, si posizionerà come leader nel mondo app-driven, strutturando al tempo stesso il proprio business attorno a flussi di ricavi significativi e in crescita”.

App driven economy: l’esperienza dei partner per superare le barriere culturali

Secondo le osservazioni di VMware, il ruolo del partner appare fondamentale per sbloccare il vero potenziale delle aziende, soprattutto per quanto concerne lo sviluppo sicuro e veloce delle applicazioni, eliminando di fatto quelle che vengono comunemente definite le barriere nei confronti dell’innovazione. Barriere che sappiamo essere innanzitutto culturali.

Diventare app driven comporta innanzitutto un processo di analisi tutt’altro che semplice, per identificare lo stato di fatto delle applicazioni legacy e disegnare una strategia migratoria funzionale agli obiettivi di business. Una volta che questi vengono tradotti in obiettivi tecnologici, seguire una logica di transizione tecnologica e modernizzazione delle applicazioni diventa molto più semplice, e soprattutto controllabile.

In questa fase, il know-how sviluppato dai partner nel supporto di decine di realtà impegnate in operazioni molto simili può risultare estremamente prezioso per le aziende che si ritrovano per la prima volta nella condizione di mettere in relazione con successo i manager e gli sviluppatori, ai fini di prendere le decisioni più funzionali in ogni specifico contesto.

Secondo Santhosh Kumar infatti: “L’esperienza dei partner è necessaria, poiché lo sviluppo di app sta diventando sempre più frammentato nelle aziende di oggi. I team DevOps sono sempre più diffusi all’interno delle organizzazioni e in molti casi operano senza comunicare con i team dell’infrastruttura centrale, che, a loro volta, non hanno l’esperienza necessaria per parlare, costruire e gestire le app. Questo porta a una significativa disconnessione culturale tra i due team e a una mancanza di pensiero centralizzato e collaborativo“.

Kumar fa riferimento ai silos operativi, non quelli che più comunemente vengono ricondotti ai dati. Tali silos si formano in seguito alla frammentazione, con l’aggravante della condizione in cui iniziano a svilupparsi applicazioni cloud native in un contesto infrastrutturale che non ha seguito le stesse logiche di modernizzazione.

Tali errori, perché fondamentalmente di errori si tratta, sono spesso dovuti alla volontà del management di raggiungere troppo rapidamente quegli obiettivi che richiedono competenze e sacrifici importanti anche in termini di budget. Talvolta ciò accade perché gli sviluppatori non sanno comunicare ai decisori le criticità, dando indicazioni concrete su come risolverle. I partner, grazie alla loro esperienza e la loro ruolo super partes, possono agevolare questa forma di dialogo in maniera costruttiva.

Tali indicazioni vengono evidenziate da uno studio congiunto di Forrester e VMware, che indica che l’allineamento tra i team consente alle aziende di ridurne i silos (71%), creare applicazioni più sicure (70%) e aumentare la facilità di adozione di nuovi flussi di lavoro e tecnologie (66%) e sbloccare un plusvalore dalle loro iniziative di modernizzazione delle app. Appare pertanto evidente come i partner, secondo Kumar: “Possono creare valore aggiunto facilitando questa collaborazione e abbattendo i silos tra i team di sviluppatori e di infrastrutture grazie alle loro competenze tecniche e alla loro consulenza professionale. Tale consulenza offre risultati migliori alle aziende”.

Come rendere comprensibile il linguaggio tecnologico in azienda

Sempre in merito al ruolo dei partner nel facilitare il percorso di modernizzazione delle applicazioni e della app driven economy, Kumar precisa inoltre l’importanza di quel ribaltamento di prospettiva, objective-first anziché technology-first, a cui abbiamo fatto accenno in precedenza: “Il raggiungimento di questa coesione richiede un cambiamento di mentalità e di linguaggio per concentrarsi sui risultati aziendali, ed è qui che entrano in gioco i partner. Il loro ruolo è quello di incoraggiare le aziende a concentrarsi sull’obiettivo finale, ovvero rendere un’azienda pronta per le app, piuttosto che avere un approccio orientato alla tecnologia come elemento iniziale. L’attenzione deve andare oltre la costruzione di applicazioni come infrastruttura e oltre l’eccessivo affidamento agli sviluppatori, se le organizzazioni vogliono realizzare un cambiamento a livello aziendale. Le applicazioni possono essere costruite ovunque e comunicare con tutti: è solo una questione di approccio”. 

Ofir Abekasis, CEO dell’integrator israeliano TeraSky, citato dallo stesso Kumar nella sua analisi, rileva come: “È necessario creare una mappa che vada oltre il software, il prodotto e l’infrastruttura. Questa mappa deve parlare a tutti i team nella loro lingua e riunire tutti gli obiettivi non allineati in una strategia coerente. Ad esempio, i team di sviluppatori vogliono Kubernetes, mentre il 90% delle conversazioni che stiamo avendo a livello aziendale è incentrato sulle applicazioni cloud-native. Entrambi gli obiettivi sono intrinsecamente allineati: quello che manca è la conversazione su come allinearli“.

Si finisce pertanto di parlare grosso modo delle stesse cose, ma il management non tecnico non sa cogliere l’utilità di Kubernetes se nessuno gliela descrive in maniera comprensibile. Il ruolo di facilitatore che il partner può assumere dipende proprio da questi aspetti, estremamente pratici, che tuttavia rischiano di creare delle barriere insormontabili nei processi di cambiamento.

Kumar evidenzia inoltre una criticità ricorrente, in merito alle skill in dotazione alle aziende nel momento in cui intendono affrontare in modo pratico le strategie migratorie verso il cloud: “Un altro motivo per cui i partner sono nella posizione migliore per risolvere le incomprensioni e le difficoltà di comunicazione è la profondità e varietà delle loro competenze in materia di modernizzazione delle app, che vanno ben oltre le competenze di cui molte organizzazioni dispongono al loro interno. Sono altamente qualificati nel mettere insieme team dedicati per eseguire rapidi proof of concept e dimostrare le potenzialità delle app, e molti lo fanno giorno dopo giorno. Quindi, posizionarli come “ambasciatori” all’interno dell’organizzazione, in grado di promuovere una maggiore e corretta adozione all’interno dell’azienda, per esempio, è un modo potenzialmente efficace per aiutare le aziende ad accrescere il ruolo di una tecnologia all’interno dell’azienda e spingerle a diventare più pronte per le app”.

Per esemplificare questo concetto, Kumar riporta l’esempio della compagnia di assicurazioni Kooperativa, nello specifico di un percorso che prevedeva l’adozione dei container nel processo di sviluppo delle applicazioni. Secondo Jan Váňa, IT manager di Kooperativa: “La decisione sulla tecnologia da adottare era già stata presa. […] Tuttavia, ci siamo resi conto che non si trattava solo di acquistare e implementare un software, ma che dovevamo cambiare il nostro approccio generale alle applicazioni e il modo in cui operavamo. Avevamo bisogno di qualcuno che ci guidasse nell’intero processo“.

Grazie all’aiuto di alcuni consulenti locali, Kooperativa ha ottenuto ciò che cercava nella fase cruciale del suo percorso di modernizzazione delle app. In particolare, secondo quanto evidenziato dallo stesso Jan Váňa la perfetta integrazione di Kubernetes ha aiutato l’azienda a creare una piattaforma coerente per costruire ed eseguire app in modo nativo nel cloud.

Il fondamentale ruolo dei partner: semplificare i processi, anziché aggiungere complessità tecnologica

In merito alle modalità secondo cui i partner dovrebbero agevolare il percorso verso la app driven economy e la modernizzazione delle applicazioni, Kumar sostiene che un aspetto essenziale sia la continuità dell’iniziativa: “Mettendo a disposizione le competenze tecniche e la visione d’insieme, i partner dovrebbero puntare a dotare i clienti non solo della giusta tecnologia per diventare app-ready, ma anche della giusta cultura per portare in produzione un software migliore, in modo continuativo.

Le tecnologie più indicate seguono la stessa logica, e l’esempio è rappresentato ancora una volta da Kubernetes, indispensabile per orchestrare i vari microservizi attivi in multicloud. L’orchestrazione dei container è stata concepita semplificare i processi di sviluppo DevOps, incrementando la visibilità delle singole applicazioni e la loro visione d’insieme: “L’aggiunta di Kubernetes all’infrastruttura di un’organizzazione – spiega Kumar – non dovrebbe essere un’aggiunta di complessità, ma dovrebbe consentire alle aziende di preparare la propria infrastruttura per le app moderne in modo coerente e conforme ovunque. Il ruolo dei partner in questa equazione è molto simile a quello degli abilitatori; il loro compito è quello di facilitare a tutti i team la gestione, il controllo e l’osservazione centralizzata di tutte le app tra i vari cloud, assicurando al contempo agli sviluppatori un’esperienza sicura e continua”.

In tale contesto, appare fondamentale anche il ruolo svolto dalla formazione, sia in ambito culturale, che per quanto concerne gli aspetti di natura tecnologica. Kumar conclude infatti affermando un ulteriore valore aggiunto che i partner possono portare in dotazione alle aziende clienti: “Anche la formazione fa certamente parte della discussione. I partner hanno un ruolo cruciale nel dotare i team di sviluppatori e infrastrutture delle giuste competenze per allinearsi meglio agli obiettivi reciproci e assicurarsi che l’azienda sia ben posizionata per sfruttare le opportunità di innovazione legate alle app. Ma non bisogna dimenticare nemmeno il loro stesso apprendimento e aggiornamento; per posizionarsi in modo credibile come esperti nella fornitura continua di applicazioni, i partner devono ampliare continuamente le loro competenze e i loro orizzonti con tutte le capacità rilevanti necessarie per ottenere valore dalle app. La padronanza dei principi del cloud native, ad esempio, è essenziale per costruire nuovi modelli di profitto che capitalizzino il passaggio del settore alle app moderne e per preparare i clienti a rispondere a questa tendenza”.

App driven economy cos’è e perchè è partita la sfida per modernizzare il software ultima modifica: 2022-08-29T19:51:58+02:00 da Francesco La Trofa

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