Le abitudini all’interno degli organici sono nel pieno di una rivoluzione, dal momento che a più voci si insegue il mito della flessibilità e di uno stile di vita comodo. In modo particolare, le nuove generazioni di smart worker sognano di poter svolgere le proprie mansioni ovunque si trovino, dalle località balneari a piccoli paesini di montagna.

Sono riflessioni che, al grande vortice di entusiasmo, affiancano delle riserve, dovute, come si può intuire, al versante della sicurezza. Sull’argomento si è espressa con vigore Okta, realtà che si occupa di gestire l’identità digitale dei brand: che sia “intelligente” o da “remoto”, il fronte comune sembra essere la volontà di mettere al centro le persone, un approccio human-centered volto ad attirare i talenti più brillanti del panorama attuale. Vediamo nel dettaglio cosa è emerso.

I dati di Okta sullo smart working

Il cloud computing, nelle sue varie formule che vanno dall’ibrido alla fruizione simultanea di più servizi, si intreccia a doppio filo con lo smart working. E lo dimostra l’impegno di Okta, fornitore di specifiche piattaforme, che ha pubblicato a giugno uno studio intitolato proprio “Il futuro dello smart working”.

Un’idea vincente che è stata realizzata con la consulenza di Censuswide, compagna internazionale nota per compiere ricerche di mercato. Le interviste sono state portate avanti nell’arco di 14 mesi e si è notata una crescente predilezione, inizialmente dettata dalla pandemia, per lo smart working sia da parte dei top manager che dei loro dipendenti, oltre 10mila operanti in dodici settori differenti.

Concentrandoci sugli individui italiani coinvolti nel sondaggio (per la precisione 1003, di cui 521 di sesso maschile e 482 donne), apprendiamo che il 22% vorrebbe tornare stabilmente in ufficio, mentre la maggioranza, attestata sul 42%, opterebbe per un mix tra presenza fisica e e postazione domestica. A completare il quadro c’è chi vorrebbe lavorare a casa per l’intera settimana persino ad emergenza conclusa: a mantenersi su tale posizione è il 20% degli uomini e il 14% per quanto riguarda il genere femminile.

Verso un ambiente asincrono

Esplorando le statistiche si vede che oltre la metà (53%) della fascia tra i 16 e i 34 anni si trasferirebbe in un posto diverso da quello in cui abita, essendo ciò possibile con lo smart working. Non sono dello stesso avviso gli over 55, di cui solamente il 18% avrebbe ipotizzato un simile spostamento. Per il resto il 62% rimarrebbe dov’è ora (per il 44% la scelta è legata dalla vicinanza alla famiglia).

Bisogna entrare nell’ottica per cui non esiste un’organizzazione che può essere condivisa da chiunque, ma le imprese devono saper adeguarsi alle circostanze. Così come è da rivedere, almeno in parte, il tradizionale schema della giornata di 8 ore, poiché il 66% dei giovani non vuole tabelle fisse da rispettare a livello di tempistiche, ma il 52% degli over 55 preferirebbe conservarlo.

Per una comprensione più approfondita va tenuto conto che l’interview ha compreso l’ambito finanziario e dell’education, dove, per ovvie ragioni, non è possibile una totale indipendenza in tal senso. L’ultima criticità è legata alle password che, come sottolineato da Okta, non possono essere l’unico strumento di difesa. Eppure soltanto il 28% degli italiani si appella, in aggiunta, all’autenticazione multifattore, e il 13% al riconoscimento biometrico.

 

 

Okta delinea lo scenario dello smart working ultima modifica: 2021-09-02T14:55:52+00:00 da Emanuele La Veglia

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